D – È possibile che a seguito di una comprensione raggiunta, il DNA dell’individuo (fisico, astrale e mentale) si modifichi permettendo il passaggio di nuovi elementi da parte della coscienza dell’individuo?
Questi nuovi elementi, queste nuove comprensioni, probabilmente avranno l’effetto di destabilizzare e turbare l’equilibrio precedentemente formatosi all’interno dell’individuo stesso. Credo che i somatismi potrebbero essere il prodotto di questo tentativo non proprio riuscito di gestire la nuova massa di vibrazioni provenienti dal corpo akasico grazie alla comprensione appena acquisita. Il somatismo quindi viene come segnale di allarme che in qualche modo può bloccare l’individuo, obbligandolo a ripristinare al suo interno un nuovo equilibrio che includa le nuove comprensioni raggiunte.
Hai messo veramente tanta carne al fuoco nel tuo ragionamento, vediamo se riesco a rispondere in una maniera che risulti comprensibile ed esaustiva.
Per prima cosa chiariamo che il DNA dell’individuo non si modifica nel corso della vita dell’incarnato (almeno fino a quando la vostra scienza non riuscirà a farlo senza combinare pasticci genetici, ma credo che passerà ancora parecchio tempo prima che questo risulti veramente possibile): è più corretto, secondo le cognizioni che ho io, affermare che l’aumento di comprensione dell’individuo porti alla disattivazione di particolari segmenti informativi (i cosiddetti “geni”, per intenderci) attivandone altri, attraverso la stimolazione effettuata dalle nuove vibrazioni che vengono a essere incorporate nel sentire a ogni elemento di comprensione raggiunto.
Ci si trova di fronte, come hai detto, a un momento di cambiamento degli equilibri interni dell’individuo a cui i suoi vari corpi dovranno cercare di adeguarsi inglobando il flusso vibratorio che li percorre, diverso rispetto a quello che li percorreva prima che quella particolare comprensione fosse stata raggiunta.
Non dimentichiamoci che il fine di questo complesso processo che si svolge all’interno dell’individuo è quello di permettergli di ampliare gradualmente la sua comprensione attraverso lo scioglimento delle incomprensioni che racchiude nella sua interiorità, ed è proprio in questo aspetto del processo che si può trovare il collegamento tra l’instabilità in corso nell’individuo e la formazione di quei percorsi vibrazionali che permettono il più facile passaggio delle incomprensioni allo stato di consapevolezza stimolando, nel loro passaggio attraverso i corpi inferiori, tutte le reazioni mentali, emotive e fisiche che arrivano infine a manifestarsi all’esterno dell’individuo incarnato sotto forma di somatismi.
D – Non ho capito, quando parlate di equilibrio compensativo tra i tre corpi inferiori, se il somatismo si manifesta quando tale equilibrio è stato compromesso in modo che il corpo fisico, ad es., abbassa le sue difese immunitarie. In generale, questo equilibrio si mantiene/ristabilisce quando uno dei tre corpi è maggiormente «utilizzato» (es. concentrazione mentale) rispetto agli altri?
Il meccanismo della compensazione dell’equilibrio all’interno dei tre corpi inferiori è, in fondo, abbastanza semplice da comprendere: dal momento che è cambiato il tipo di flusso vibrazionale interno all’individuo egli si trova davanti a un momento di squilibrio tra le sue varie componenti che sono stimolate, ognuna di esse, in maniera diversa rispetto a prima.
Questo porterà a una variazione di intensità e/o di direzione delle vibrazioni presenti nei vari corpi, cosicché le vibrazioni che magari prima adoperavano una cospicua componente di vibrazioni mentali, con le nuove sollecitazioni cercheranno di compensare le vibrazioni mentali non più strettamente necessarie diminuendo la forza della loro interazione con le altre energie in gioco e tenderanno a sostituirle con un rafforzamento di vibrazioni di tipo astrale, in maniera da mantenere il più costante possibile la forza vibrazionale interna all’individuo.
Questo significa, se ci pensate un attimo con attenzione, che ogni individuo ha una sua particolare impronta vibrazionale, costante nel corso della sua vita, che lo individua nella sua unicità come se fosse un’impronta digitale, impronta totale che resta costante nella sua composizione energetica totale, pur cambiando di volta in volta, di pari passo con le comprensioni via via conseguite, le componenti vibrazionali che la rendono unica, ma questo è un discorso molto lungo e complesso che richiederebbe da parte vostra cognizioni fisiche e fisiologiche che non avete e non potete avere, quindi preferisco limitarmi al breve accenno che vi ho fornito, in modo che non vi perdiate lungo percorsi non indispensabili alla vostra comprensione. Anche perché, in fondo, si tratta di nozioni specialistiche che poco o nulla aggiungono a quanto avete veramente bisogno di sapere per arrivare a un vostro più ampio sentire. Rodolfo
D – Se le energie smosse all’interno dell’individuo derivano da un bisogno di comprensione da parte dell’akasico e possono trovare sfogo in uno somatismo, potrebbe il modello cui fa riferimento il DNA indicare/prevedere quali tipi di somatismo svilupperà l’individuo, visto che il DNA «porta scritto dentro di sé quali caratteristiche e quale sviluppo dovranno seguire i corpi che aiuta a costituire»?
Proviamo un attimo a ragionare insieme su quanto proponi. I somatismi, ormai lo sappiamo, sono strettamente collegati alle incomprensioni senza soluzione avvertite dal sentire presente nel corpo akasico. Il DNA dei corpi inferiori dell’individuo si struttura a sua volta sui bisogni di acquisizione di comprensione da parte dell’individuo incarnato.
Ma è sufficiente questa comune genesi per immaginare che nel DNA siano già scritte le caratteristiche dell’individuo incarnato e il suo sviluppo all’interno del processo di evoluzione che sta percorrendo?
Potrebbe certamente essere così se il DNA avesse una struttura fissa nel tempo, cosa che, in realtà, non è vera, dal momento che, come abbiamo detto in precedenza, a seguito delle esperienze che compie l’individuo nel corso dell’incarnazione può accadere (e, anzi, accade spesso, anche se l’incarnato quasi mai ne ha la consapevolezza) che vari non il DNA nella sua struttura complessiva, bensì l’attivazione o la deattivazione di quei piccoli processi vibrazionali interni al DNA che rendono di volta in volta operanti sequenze genetiche differenti, in qualche loro attivazione, rispetto alle sequenze di partenza.
Questo significa che ciò che varierà sarà l’estrinsecazione e la reazione dell’individuo, con suo comportamento reattivo rispetto alle esperienze cui si troverà a mano a mano di fronte. Il punto focale del discorso è da individuarsi nel fatto che il DNA non è rigidamente fisso nei suoi processi, ma possiede una variabilità interna indispensabile per offrire la possibilità all’individuo di agire in maniera differente nei confronti dell’esperienza che va ad affrontare.
Senza dubbio il DNA determina la predisposizione dell’individuo verso particolari reazioni sintomatologiche, ma si tratta pur sempre di una predisposizione, non schematicamente fissa ma variabile in concerto con la variabilità del suo sentire e delle comprensioni che via via vengono a essere inserite in esso.
Questa concezione, a conti fatti, può portare a individuare una maggiore o minore probabilità di manifestazione di un particolare tipo di somatismo ma non garantisce che, sempre e comunque, il somatismo dell’individuo si manifesti in un particolare settore dei corpi inferiori invece che in un altro.
D – Ci si accorge sempre di avere una cristallizzazione? Non mi sembra che sia così facile individuare una propria cristallizzazione, il più delle volte mi sembra di aver capito che la persona interessata non sa di avere una cristallizzazione, anzi, se gli altri gliela fanno notare (ammesso che sia veramente una cristallizzazione) spesso la reazione è di rifiuto, ovviamente perché l’Io si difende. A questo punto mi chiedo: è sempre necessario che la persona si renda conto della propria cristallizzazione affinché questa si sciolga, oppure le vibrazioni delle nuove comprensioni possono agire lo stesso anche senza questa consapevolezza?
Certamente l’individuo incarnato – in gran parte, come dicevi tu, a causa dei meccanismi dell’Io – non sempre è consapevole di avere delle cristallizzazioni interne che, in qualche maniera, rendono rigida e ripetitiva la sua reazione di fronte a determinati stimoli che gli si presentano nel corso della vita.
Ma non va dimenticato che la vostra identità temporanea di incarnato e l’Io cui fate riferimento nel corso della vostra vita, sono solo la punta dell’iceberg del gran lavorio che pervade la totalità del vostro essere e che, anzi, è la parte sommersa di cui quasi sempre avete poca consapevolezza quella che ha un maggior peso nell’estrinsecarvi con le vostre azioni e reazioni nel corso della vita fisica.
Quello che vedete o vivete dall’interno del piano fisico è decisamente una porzione limitata e ristretta di ciò che siete veramente e di quello che è il vostro vero sentire. E questa condizione è mirata al fatto che, con i vostri corpi inferiori, dovete essere messi in condizione di poter esprimere voi stessi attraverso le vostre azioni nel corso della vita che vivete, in maniera da garantire che il flusso di informazioni che arrivano al vostro corpo della coscienza sia continuo e senza interruzioni di sorta.
Come potete facilmente intuire, la cristallizzazione si manifesta nell’individuo all’interno del suo rapporto con la vita ma, per scioglierla, non è strettamente indispensabile che egli ne sia consapevole, dato che è necessario e sufficiente che all’interno del corpo akasico dell’individuo arrivino i dati aggiuntivi per completare o definire più accuratamente il suo stato di coscienza.
Resta, comunque, vero il fatto che l’osservazione che l’individuo può compiere su se stesso può facilitare la sua consapevolezza, mettendolo in condizione di non ostacolare più, con le reazioni del suo Io, le comprensioni che si vanno ampliando all’interno del corpo akasico, trasformando il suo modo di essere da antagonista con il resto dell’esistente a collaboratore attivo nei confronti del suo sentire.
D – Non riesco a capire come possa una cristallizzazione restare a noi sconosciuta per tutta la vita. Potrebbe essere come se le vibrazioni inviate dall’Akasico tentassero più e più volte di penetrare il nucleo delle incomprensioni con richieste varie di esperienze, ma si trovassero a cozzare contro una calamita di segno uguale e quindi le richieste di esperienza venissero ignorate, anzi respinte.
Il problema nasce dal fatto che, come ben sapete, l’Io cerca di difendere la sua esistenza e il suo illusorio centralismo rispetto alla realtà. Per farlo adopera tutti i mezzi a sua disposizione, in particolare inducendo la sua attenzione a notare solo ciò che avvalora il suo egocentrismo a discapito dell’obiettività. Se vi osservate nella quotidianità, potrete constatare che quello che ho appena descritto è un comportamento che adottate comunemente e in maniera frequente.
È sufficiente, infatti, osservarvi mentre vi create l’immagine interiore di un’altra persona: tale immagine è costituita al novanta per cento dalla sottolineatura di aspetti che voi ritenete negativi e solo al dieci per cento (se vogliamo essere ottimisti) riuscite a scorgere o a inserire nel ritratto interiore che state componendo dentro di voi quegli aspetti che potrebbero essere definiti come positivi.
Questo risponde, indubbiamente, al desiderio dell’Io di sentirsi superiore agli altri ma si tratta chiaramente di una percezione fortemente soggettiva e poco obiettiva: ogni individuo ha porzioni di incomprensione che possono essere interpretate come aspetti negativi, ma possiede anche porzioni di comprensione che, invece, sono interpretabili come aspetti positivi. Georgei
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